Il tilt è un nemico subdolo per i giocatori di poker, sia esperti che amatori. Ma riconoscerlo non è affatto facile. Ognuno di noi ha un modo tutto suo per manifestarlo ed anche le reazioni sono tra le più varie e soggettive, per questo motivo non esistono regole fisse ma bisogna analizzare caso per caso.

Jared Tendler, uno dei mental coach più famosi nel mondo, sostiene che il tilt sia “uno dei concetti meno chiari di tutto il poker”. Il problema è che i poker players danno del tilt “una definizione troppo vaga” e, molto spesso, quando “qualcuno gioca male, gli sentirete spesso dire che lo ha fatto perché era tiltato, senza che riesca a spiegare perché lo fosse”.

Come detto, tutti noi abbiamo un modo diverso per reagire al tilt: c’è chi va fuori di testa dopo aver subito una bad beat (un classico soprattutto per gli occasionali ma non solo…), chi per avere sbagliato una mano o mal interpretato uno spot, chi tilta ed è portato a commettere degli errori elementari solo perché si sta annoiando ai tavoli. Ed assistiamo a reazioni diverse: in genere la maggior parte tende a gamblare, chi a giocare molto aggressivo e chi troppo nitty. Ognuno di noi è diverso e reagisce a modo suo.

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Dopo aver fatto questi esempi è facile capire che per un giocatore non sia semplice comprendere quando sia entrato nella fase calda del tilt.

L’unica cosa certa è che questo status mentale porta a cattive giocate per tutti i players ed, in genere, uno degli elementi che è alla base è sempre la rabbia.

La rabbia offusca la mente e la vostra testa chiude le porte ai livelli di pensiero più alti. “Non riuscite a pensare lucidamente perché il vostro cervello vi impedisce letteralmente di farlo, ed entrate in un meccanismo conosciuto come “combatti o scappa” (dall’inglese: “Fight or flight”)” afferma Tendler nel suo libro “Il Mental Game del Poker” (nel secondo volume dedica al tilt più di 100 pagine analizzando ogni singolo dettaglio).

E non c’è nulla da fare: “non potete controllare il vostro cervello per evitargli di reagire in questo modo”. Vi rimane solo una strada: imparare a riconoscere quando arriva il tilt. Non è facile. Come fare?

Prendete foglio e penna ed ogni due settimane ripetete l’esercizio. Dovete rispondere a queste domande suggerite dal mental coach più famoso nel mondo del poker:

  • Cosa ti porta a tiltare?
  • Come riconosci di essere in tilt durante l’action?
  • Ci sono segni fisici o azioni che te lo fanno capire?
  • Quali sono i tell quando il livello è ancora basso e non è ancora arrivato del tutto il tuo tilt?
  • Quando diventa incontrollabile?

E’ importante quindi capire le fasi e le cause del proprio tilt a mente fredda, quando non state giocando e la vostra testa è sgombra da pensieri negativi. Prendete carta e penna: scrivete e riflettete. Analizzate ogni singolo passaggio e inizierete a comprendere quando siete condizionati dal tilt.

Tendler fa un esempio concreto sull’analisi che dovete fare: “nelle prime fasi del tilt iniziate a giocare più aggressivamente dai bui. La prossima volta che noterete questo vostro schema comportamentale, capirete che ci sono buone possibilità che siate leggermente tiltati. Capirlo vi offre la possibilità di riconcentrarvi e tornare a giocare “normalmente”.

E’ importante quindi capire le fasi e le cause del proprio tilt lontano dai tavoli da gioco, quando non siete in action e la vostra testa è sgombra da pensieri negativi.

Riconoscerlo e non giocare con questo peso sulle spalle sarà un bel vantaggio per voi.

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