Nell’ultima istallazione della rubrica Jared Tendler’s Pro Tips abbiamo parlato di quanto l’eccesso di fiducia in se stessi possa portare a risultati deleteri, ma soprattutto a giocare al di sotto delle nostre possibilità.

Sebbene occorra sempre puntare al meglio, il mental coach è consapevole come proporre sempre e comunque il proprio A-Game sia praticamente impossibile. Chiaramente, chiunque vorrebbe sempre giocare al meglio, vincere in maniera costante e chiudere ogni sessione con il sorriso sulle labbra. Ma la realtà è un’altra…

The Best is Yet to Come

Perché come cantava Frank Sinatra, “il meglio deve ancora venire”. Il concetto di A-Game, infatti, è un concetto mutevole, non fisso. Nel poker (e non solo), non si smette mai di imparare, e questo significa che l’asticella del nostro “meglio” si alza sempre più. Quello che oggi è il nostro A-Game, domani potrebbe essere il nostro B-Game, e così via.

Se abbiamo intrapreso un percorso evolutivo delle nostre skill, ci rendiamo conto che oggi non siamo gli stessi giocatori che eravamo l’anno scorso – o l’anno prima, o quello prima ancora. Magari la differenza è sottile, di difficile interpretazione, ma esiste ed è quantificabile.

Quando succede, be’… significa che abbiamo appena superato il nostro stesso limite e il livello del nostro A-Game si è spostato nuovamente!

Provarci, sempre

Giocare al meglio in ogni situazione non è possibile, secondo Jared Tendler, ma farlo in maniera costante è qualcosa di raggiungibile, attraverso il duro lavoro e una serie di consigli che il mental coach ci offre:

1 – Via il C-Game!

Come diceva Johan Cruyff, il calcio è un gioco di errori: chi ne commette meno, vince. Nel poker, il discorso è molto simile: se riusciamo a fare meno errori degli avversari, abbiamo più probabilità di vincere. La cosa più semplice è eliminare gli errori più plateali, che rappresentano il nostro C-Game.

Ma occorre anche togliere dall’equazione il cosiddetto C-Game mentale, cioè quella serie di comportamenti che ci inducono all’errore pur non avendo nulla a che fare col lato tecnico: la stanchezza, il tilt, l’ansia, un livello di fiducia in se stessi troppo basso e così via.

2 – La consapevolezza di sé

Un buon modo per giocare l’A-Game il più possibile è valutare l’intero spettro di gioco. A partire dal C-Game, mettiamo nero su bianco quali sono gli errori che commettiamo, fino ad arrivare all’A-Game. Prendere consapevolezza dei vari “gradi” di errore è fondamentale per evitare di commetterli. Inoltre, scrivere l’intero spettro di gioco ci permette di recuperare più rapidamente quando dall’A-Game passeremo al B o al C-Game.

3 – La preparazione è fondamentale

Il poker non è un gioco fisico o di contatto, ma questo non significa che la forma psicofisica non sia importante: tutt’altro, è fondamentale. Quindi sì al “riscaldamento” – ad esempio un’analisi del nostro spettro di gioco – e sì allo “stretching” – un po’ di hand review a fine sessione. E poi vita sana, orari regolari e il giusto riposo.

4 – Tracciare i risultati

Non solo dal punto di vista prettamente economico, ma tecnico. Basta un file Excel per tenere traccia dei miglioramenti e della qualità del nostro gioco, al termine di una sessione o dopo aver partecipato a un torneo live.