Torniamo a dare voce a Jared Tendler, il mental coach del poker più famoso del pianeta, che dopo aver parlato di multitabling ha deciso di dedicare un po’ del suo prezioso tempo per fare chiarezza su un concetto che lui stesso ha definito come tra i più nebulosi: il tilt.

Per definizione, il tilt avviene in diversi modi: perché si subisce una bad beat, perché ci si annoia, perché si commette un errore decisivo, perché un avversario commette un errore che però si rivela vincente, e così via. Ma anche la risposta al tilt è diversa, da giocatore a giocatore.

Se tilti, giochi male

Tendler è però piuttosto netto quando si tratta di enunciare quali sono i pericoli del tilt: subentra un meccanismo di rabbia mista a giocate subottimali, che per alcuni si traducono in un gioco troppo loose e avvezzo all’azzardo, per altri – al contrario – nel chiudersi a riccio e rinunciare ad opportunità altrimenti ghiotte.

Non c’è modo di “curare” il tilt, secondo Jared Tendler: è un processo cerebrale sul quale il giocatore non ha alcun controllo. Indi per cui, siccome non si può “curare”, occorre prevenire. Per riuscirci, occorre capire i segnali pre-tilt e fermarsi prima che si tramutino nel tilt vero e proprio.

Come riconoscere il tilt

Il mental coach propone un questionario per aiutare i giocatori a riconoscere il proprio profilo di tilt, e consiglia di auto-sottoporsi al test almeno ogni due settimane, fino a quando non sarà chiaro che cosa fa scattare il tilt, perché e come.

  • Quali sono le cose che fanno tiltare?
  • In che modo capisci di essere in tilt?
  • Quali sono i segnali pre-tilt che riesci a riconoscere?
  • Quanto il livello di frustrazione pre-tilt riesce ad aumentare finché non diventa tilt vero e proprio?

A questo punto, dopo aver ripetuto il test più volte, secondo Tendler il giocatore è in grado di stilare una sorta di profilo di tilt da utilizzare in due modi: per capire le cause lontano dal tavolo, lavorandoci sopra; per tenere il tilt sotto controllo in fase di gioco.

L’obiettivo è il controllo totale, ma…

Idealmente, Tendler ritiene che con tanto lavoro ed esercizio, alla fine qualsiasi giocatore sia in grado di controllare il proprio tilt affinché questo non diventi più una sorta di pulsante di autodistruzione. Ma il processo è lungo e irto di difficoltà.

Che cosa fare, dunque, se nel processo di riconoscimento e “cura” del tilt capitano episodi particolarmente inarrestabili? Niente paura, predica Tendler: basta smettere di giocare e recuperare lucidità.

Il mental coach consiglia anche di rileggere il proprio profilo di tilt dopo aver tiltato (al termine della sessione, naturalmente), per capire se e quali progressi sono stati fatti rispetto all’episodio precedente.

Ogni piccolo passo in avanti, è un passo importante verso il completo autocontrollo.