Ah, la vita da grinder: ti svegli quando vuoi, giochi un po’ al pc, stampi soldi come una macchinetta, ti godi la vita mentre gli altri lavorano duro per un tozzo di pane. Ecco, nell’immaginario collettivo di chi non conosce il mondo del poker, più o meno il ritornello è sempre questo.

Peccato che non corrisponda minimamente alla realtà.

La vita del grinder è un percorso ad ostacoli, pieno zeppo di difficoltà, durante il quale spesso ci si sente impotenti perché non importa quanto si giochi bene: quando la varianza ti volta le spalle, non c’è niente da fare. Se devi perdere, perdi. Punto.

Grindare = sgobbare

La scelta del verbo to grind, da cui deriva appunto il termine grinder, non è casuale. Il termine inglese ha molteplici significati, tutti perfettamente calzanti con la figura del giocatore di poker – soprattutto online.

In primis, “macinare”: per definizione, il grinder è quel giocatore di poker che accumula ore su ore di gioco, mani su mani, sessioni su sessioni. “To grind” vuol dire anche “digrignare i denti”, stringerli. E solo un grinder sa quanti bocconi amari deve ingoiare; ogni volta che l’avversario trova il monout al river; ogni volta che un 80-20 pre-flop si trasforma in uno 0-100 al turn; ogni volta che per ore ed ore non arriva una carta più alta del 10.

Ma forse il termine più adatto è “sgobbare”. Perché la vita del grinder è fatta di duro lavoro, di sacrifici, di frustrazione.

Il peggior nemico di un grinder? Se stesso

La varianza, come detto, è un fattore con cui tutti i giocatori di poker devono confrontarsi. Ecco perché un grinder guarda al lungo periodo, e gioca il più possibile per abbattere l’influenza della sorte – buona o cattiva che sia.

Ma forse, più che la varianza, il grinder deve guardarsi da se stesso. Deve guardarsi da quegli inevitabili momenti sconfortanti in cui nulla sembra andare per il verso giusto, nonostante l’impegno e il sudore profusi. Momenti in cui viene voglia di spaccare il mouse – nel migliore dei casi – o mollare tutto – nel peggiore.

A Grinder’s Life

Ecco perché il percorso del grinder può essere un’ottima metafora della vita stessa. L’essere umano insegue la gloria, il potere, i soldi, l’eccellenza. Spesso cercando scorciatoie, percorsi semplici, per ottenere tutto e subito. Il più delle volte, fallendo miseramente.

Perché non c’è grandezza senza lavoro, senza sacrificio. Lo sanno bene quelli che vengono considerati come fenomeni delle proprie discipline: Cristiano Ronaldo nel calcio, Roger Federer nel tennis, Federica Pellegrini nel nuoto. Campioni, talenti, che per arrivare dove sono arrivati hanno lavorato duramente, sacrificando il tempo che altri hanno dedicato e dedicano a hobby, amici, famiglia.

In tutto ciò, il grinder vive il medesimo conflitto: da una parte sogna di diventare Fedor Holz e vorrebbe arrivarci il prima possibile, dall’altra è consapevole che per riuscirci dovrà passare attraverso un percorso di crescita, formazione, allenamento inevitabili. Attraverso vittorie e sconfitte, momenti di felicità e momenti bui.

Ah!, la vita da grinder: chissà che dopo aver letto questo articolo, qualcuno non abbia cambiato idea…